Potete conoscerci meglio attraverso la descrizione delle nostre attività.
Nell’area trovate l’elenco delle nostre attività suddivise per tipologia relative all’arco di tempo 2001 –2011.
Cliccando sui titoli di ciascuna attività potete avere accesso ad informazioni più dettagliate.
Quadro Concettuale Di Riferimento
Indice
6. Conquistare la rappresentanza
L’assunzione del carattere processuale e non determinato a priori del cambiamento, nel lavoro e del lavoro, consente di riproporre il problema della rappresentanza, nei termini di una sua costruzione progressiva e permanente.
I mutamenti precedentemente indicati, con particolare enfasi in relazione alle tutele sociali, hanno un complemento evidente nei cambiamenti in sede lavorativa dove sono cresciute e si ritengono destinate a crescere le modalità di prestazione e le dimensioni del lavoro difforme da quello che era il modello “standard” dell’occupazione a tempo pieno e indeterminato. Le caratteristiche del lavoro autonomo, la diffusione del part-time e del lavoro a tempo determinato sono relativamente note data l’ampiezza di fenomeni in atto e la loro recente implementazione.
Tale difficoltà è riconducibile, inoltre, alla scarsa strutturazione di prestazioni difformi dal passato, anche se regolari dal punto di vista normativo e contrattuale. Per quelle non regolari, la maggiore precarizzazione induce una comprensibile reticenza dei soggetti coinvolti nel dare informazioni sulla propria esperienza: l’occupazione, anche al di fuori dei canali dell’ufficialità, è comunque un bene talmente prezioso da determinare una diffidenza per qualunque azione possa disturbarne la stessa esistenza.
Se, comunque, segnali inequivocabili indicano che l’area delle prestazioni di lavoro in passato definite “atipiche” è fortemente cresciuta, con un allargamento a quote sempre più ampie di forza lavoro, i mutamenti interni all’attività svolta, nel lavoro regolare come in quello irregolare, sembrano essere un dato inequivocabile e non limitabile attraverso norme restrittive che volessero contenerli.
In sostanza, uscendo da un punto di vista giuridico formale, è in atto una progressiva diffusione, in tutto il sistema economico, di modalità di impiego della manodopera differenziata tra settore e settore, ma anche tra impresa ed impresa. Inoltre, la flessibilità negli orari, in termini di inizio e fine del tempo di lavoro, è stata accentuata, mentre il lavoro a tempo determinato, fortemente in espansione nei settori tipici per la stagionalità delle attività produttive, come ad esempio il commercio, il turismo, l’agricoltura o l’industria alimentare, ha assunto una dimensione consistente in altri campi, con una flessibilità più accentuata e caratterizzata dalla temporaneità del rapporto di lavoro, legale e non legale.
Se si può prevedere che le tendenze segnalate si allargheranno ad altre imprese degli stessi settori e ad altri settori, è necessario essere molto cauti nel valutare le dimensioni di tale processo. Tuttavia, sembra estendersi a tutto il settore economico la richiesta di orari molto flessibili. In tale ambito la differenziazione delle esigenze di servizi alla persona determina anche, in modo fisiologico, una maggiore necessità di intermittenza delle prestazioni, con l’aumento di orari tendenzialmente non compatibili con il lavoro costante a tempo pieno, a giornata, che lascia progressivamente il posto a regimi di turno, di orario serale ridotto, a tipi di part-time verticale e orizzontale, a lavoro festivo e notturno. In sintesi, sia nel settore terziario sia in ambito produttivo, tendono a configurarsi forme diverse d’impiego con una pluralità di modelli di qualificazione e formalizzazione contrattuale.
Si stabiliscono così, in un clima di deregolamentazione del mercato del lavoro, diverse logiche di scambio: al livello inferiore del mercato, prestazioni che non richiedono né una elevata qualificazione iniziale né competenze particolari si scambiano con retribuzioni modeste e condizioni giuridiche o contrattuali che non tutelano o tutelano in misura limitata rapporti di lavoro instabili; a un livello leggermente superiore, prestazioni che, pur non richiedendo apprendimento, comportano regolarità ed affidabilità si scambiano con relazioni d’impiego che prevedono garanzie normative, ma che non escludono la possibilità di licenziamento in caso di obsolescenza; a un livello più elevato, la possibilità (complementare rispetto alla capacità e/o disponibilità) di diventare beneficiari di cospicui investimenti nella formazione tecnico-organizzativa si scambia con l’accesso a percorsi di carriera più o meno lunghi all’interno di rapporti di tipo fiduciario, anche senza una stabilità delle relazioni d’impiego. Il livello di qualificazione e di competenza è crescente nel passaggio da un ambito all’altro e, mentre nell’ultima delle aree indicate si affermano modelli di organizzazione del lavoro che richiedono la partecipazione responsabile di lavoratori di elevata qualificazione, nelle precedenti la precarietà del lavoro si accompagna spesso a minori tutele e chances di ulteriore occupazione una volta persa quella posseduta.
Questa articolata modulazione di opportunità occupazionali si concretizza, tra l’altro, nell’uso, da parte delle aziende, di diversi canali di reclutamento (particolaristici e universalistici) e di diversi criteri (collettivistici e individualistici) a seconda del tipo di qualità e di competenze che si vogliono selezionare.
Il sapere professionale, data questa situazione, è una materia che condiziona la libertà di scelta del proprio lavoro, le opportunità di reddito corrispondenti e le forme di tutela nel tempo, anche nei casi in cui la stabilità dell’occupazione non sia garantita. La competenza risulta, quindi, condizionata dai mercati del lavoro e dalle norme giuridiche e sociali che li regolano, ne dipende ma interagisce con essi, si realizza in forme suscettibili di cambiamento nel tempo e nel sistema territoriale. Le caratteristiche e le opportunità di inserimento professionale e occupazionale sono destinate a seguire le regole generali di tale processo, in cui le risorse della persona assumono un carattere difficile da descrivere in forma definitiva, poiché suscettibili di un’evoluzione permanente alla quale è legata la stessa possibilità di sopravvivenza nel mercato del lavoro.
Le modalità, le forme, le condizioni di esercizio della rappresentanza e della tutela risultano complesse. Il contesto è mutato e l’azione sindacale, per quanto è stato sin qui detto, non si fonda su un mercato del lavoro definito in una forma data e relativamente stabile nel tempo, su contesti di riferimento inequivocabili (p.e. l’azienda o l’ufficio), su professioni rigidamente fissate, ma dipende e va delineata in relazione a un’estrema varietà di percorsi professionali, esito di una totale flessibilità nelle modalità della loro costruzione, connessa a una gamma non predefinibile di opportunità di studio e di lavoro. L’assunzione del carattere processuale e non determinato a priori del cambiamento, nel lavoro e del lavoro, consente di riproporre il problema della rappresentanza, nei termini di una sua costruzione progressiva e permanente.
È’ evidente, quindi, la necessità di tenere conto, come gli studi e le sperimentazioni dell’Isf stanno cercando di fare, della pluralità di sedi e forme della rappresentanza, e la conseguente complessità di comprendere, sia il carattere e il contenuto del lavoro sia la pluralità delle forme di elaborazione e rappresentazione della propria condizione professionale