Potete conoscerci meglio attraverso la descrizione delle nostre attività.
Nell’area trovate l’elenco delle nostre attività suddivise per tipologia relative all’arco di tempo 2001 –2011.
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Quadro Concettuale Di Riferimento
Indice
5. Rafforzare le tutele
La definizione di diritti chiari per tutti i lavoratori come un atto di giustizia e di equilibrio
Il modello di occupazione, è quello che vede una forte e sempre più spiccata segmentazione dei mercati del lavoro. Dal punto di vista dei soggetti l’aspetto più rilevante riguarda la possibilità o meno che essi potranno avere di transitare nei diversi mercati o piuttosto di rimanere in quelli che offrono da un lato minori garanzie normative e previdenziali, dall’altro remunerazioni più basse e minori sviluppi di carriera. È possibile prevedere che i soggetti più penalizzati saranno quelli dotati di minori livelli di istruzione, anche se il titolo di studio non sarà una garanzia di per sé sufficiente a contrastare l’obsolescenza del ruolo ricoperto in una determinata impresa. Al netto dualismo e segmentazione tra un mercato del lavoro maschile e uno femminile, in termini tendenziali sembra, inoltre, sostituirsi un modello che vede diminuire le differenze sulla base del genere e viceversa accrescersi le differenze all’interno degli stessi generi. In questo contesto, la fascia più debole per formazione e qualificazione delle forze di lavoro rischia una marginalità permanente negli ambiti meno tutelati del mercato.
In generale, se si escludono poche sedi, per esempio- e non in maniera totale - della ricerca e della consulenza professionale, i rapporti d’impiego flessibili non garantiscono, per struttura e caratteristiche, condizioni di protezione e remunerazione analoghe a quelle di rapporti più stabili. Vanno per questo analizzate le condizioni per uno “scambio”, oltre a quello di cui si è fatto cenno, tra riduzione delle sicurezze immediate e sviluppo delle competenze idonee a reggere sul mercato nel più lungo periodo. L’allargamento dell’area dei soggetti che presentano un iter lavorativo discontinuo fa ritenere possibili nuovi modelli di pratica e di “cultura del lavoro”, in cui le diverse tipologie del lavoro stesso possano offrire al singolo una pluralità di opzioni rispetto alle diverse fasi della sua vita, ma, nelle attuali condizioni, sembrano sussistere per i lavoratori, soprattutto ai livelli più bassi di qualificazione, più difficoltà che vantaggi.
Per questo, la definizione di diritti chiari per tutti i lavoratori si configura come un atto di giustizia e di equilibrio: i diritti vanno, tra l’altro, estesi dagli aspetti di tutela al reddito, quali l’uniformità di trattamento sul piano salariale, a quelli di possibili forme di indennità di disoccupazione per i periodi di non lavoro, agli altri istituti propri di una democrazia del lavoro (tutele legate alla malattia, alla maternità, alla pensione, alla libertà sindacale). Il problema, dal punto di vista normativo è dunque quello di definire regole e sostegni diversi che corrispondano ai diversi tipi di discontinuità del lavoro, ma che tendano in generale a garantire una base comune di tutela esigibile da tutti i lavoratori.
Tale base comune di tutela, al pari del riconoscimento delle capacità e all’offerta di opportunità di crescita professionale, va considerata non solo come garanzia a favore di fasce sempre più consistenti di soggetti obbligati al lavoro discontinuo, precario e dequalificato, ma anche come elemento di interesse collettivo. È ipotizzabile che l’utilizzo di forme flessibili d’impiego possa costituire, per le stesse imprese, una risorsa se porta ad una valorizzazione del capitale umano e non ad una sua dispersione.
Tale questione è materia di indagine specifica nell’ambito dell’Isf, in relazione alle forme diverse di partecipazione sindacale alle decisioni che attengono le politiche della formazione in relazione alla riforma del welfare, alle politiche del lavoro, al processo di trasformazione del sistema educativo.